Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/38

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il ripostiglio di lurate abbate 17

Milano teneva il quarto posto con 84 pezzi, così ripartiti: 4 denari di Lodovico I il Pio; 49 soldi della prima Repubblica; 25 grossi da soldi due, e 6 esemplari del pregevole soldo dell’imperatore Enrico VII; infine un denaro di Lodovico V il Bavaro.

Il rimanente del ripostiglio abbracciava monete uscite da svariate zecche italiane, con predominio dell’alta Italia.

Genova vi era rappresentata da otto genovini d’oro, di epoca anteriore alla istituzione del Dogato; Tortona, Pavia, Brescia, rispettivamente da due, tre ed un grosso della Repubblica; Cremona da due bei grossi col Sant’Imerio; Piacenza da 26 grossi, pure repubblicani; Parma da un esemplare dell’interessante grossetto battuto fra il 1269 e il 1299; Reggio da un bolognino del vescovo Nicolò Maltraversi; Modena da 4 grossi col nome di Federico; Bologna da 26 bolognini repubblicani.

La Toscana figurava per quattro zecche: Firenze, con 14 fiorini d’oro e 13 popolini della Repubblica; Pisa, con 5 mezzi grossi col nome di Federico; Siena, con 4 grossi del principio del secolo XII; ed Arezzo, con 15 mezzi grossi repubblicani.

Brindisi vi aveva 35 esemplari della bella moneta di Enrico VI imperatore, senza nome di zecca, colla leggenda: henricvs rex semper avgvstvs, da molti attribuita piuttosto, non senza valide ragioni, a Milano.

Di Messina vi si trovavano 8 tari di Pietro I di Aragona e Costanza, 3 di Giacomo, e 13 di Federico II.

Ma l’interesse maggiore del ripostiglio di Lurate Abbate risiede nelle monete d’imitazione che ne facevano parte, e che si scindono in tre gruppi: imitazioni del grosso tirolino, imitazioni del matapane, ed imitazioni del grosso tornese.