Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/157

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140 arturo g. sambon

sghembo, una seconda impressione, dirò che freschissime di conio, non offrono alcuno spostamento di tipo che valga a provare questo caso. Quanto alla metapontina in ispecie, la stessa disposizione delle leggende sgombra ogni dubbio. Imperocché se l’una di esse fosse stata riprodotta sulla moneta, per ispostamento del tondino, sarebbe apparsa colla sommità delle lettere rivolta all’orlo della moneta; ovvero, girando addirittura il tondino, in senso inverso a quello che si osserva difatti.


METAPONTUM.


Diobolo.

D/ — Spiga a rilievo; a d. META, a s. MET. Le due epigrafi vanno dalla parte inferiore in su, ed hanno le sommità delle lettere rivolte verso la spiga. Meandro a globetti.

R/ — Bucranio in incavo.

Arg. Mod. 2. Peso gr. 1,35 (f. d. c.)


Non è chi ignori la gran dovizia di monete, sia metapontine, sia sibarite, o di qualsivoglia altro luogo, che dall’uno e l’altro lato mostrano il nome della città. La ragione di questa ripetizione pare non debba in altro riporsi, che nel naturale orgoglio nazionale, come nella facilità maggiore di ravvisarle negli scambi di commercio, per cui è necessario, a prima vista, per qualunque verso si presenti allo sguardo la moneta, sia lì, ad evidenza, il nome della città che la coniò.

Ma non può dirsi il medesimo del tipo innanzi descritto, come che la ripetizione del nome, in questa guisa, debba avere pure il suo significato.

Negli ornamenti del bue non possiamo ravvisare un rito d’olocausto; ma speciali circostanze nelle quali