Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/17

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6 giovanni mulazzani

mi facessi le carte infinite che si conoscono di secolo in secolo a periodi fra loro vicini, per esempio di 25 anni, non la finirei più; e dai limiti di un discorso preliminare, che mi sono proposto, io sortirei senza vera utilità, avvegnacchè in progresso di quest’opera, quando stabiliremo il valore di tutti gli individui monetarî che possediamo o che sono da noi desiderati, dopo di averli descritti, li documenti che attestano dominante fra noi la moneta imperiale, ci si pareranno continuamente davanti.

Del resto chi fosse premuroso di accertarsi da questo momento, intorno a questo punto interessantissimo della numismatica nostra, senza ingolfarsi nelle lunghe e spinose letture di tanti passi in Argelati, Carli, Giulini, Zanetti, che potrei indicargli, si porti a questo nostro grand’archivio pubblico, formato da documenti raccolti da tutta la Lombardia nel regno di Maria Teresa, e resterà in pochi giorni intieramente pago; trovandovisi appunto riuniti gli istromenti delli nostri notari dal 1200 in avanti.

Sarebbe inutile, se io soggiungessi, che nel mio archivio di famiglia conservo atti notarili, forse più di 100, dal secolo XVI in poi, di possedimenti nei quali si legge sempre la formola del pagamento espressa in questi termini: praetio Librarum Imperialium Centum, ecc. ecc.

In qual tempo precisamente sia cominciata la moneta imperiale, e perchè sia stata così chiamata, dal nome cioè, dell’imperatore e non dalla città in cui era coniata, fu scoperto dal Conte Carli, con la testimonianza di storico coevo molto bene informato de’ fatti nostri, il lodigiano Ottone Morena, uffiziale di Corte di Federico I; e lo rischiararono maggiormente li nostri Monaci Cisterciensi con pergamene