Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/358

Da Wikisource.

compendio storico di quindici zecche italiane 337

del 1400, regnando gli Sforza, che fecero monete abbondanti, per non dir le più buone e le più belle insieme che si possono desiderare. La buona fama della zecca milanese, non è da tacersi, era già cominciata alla metà del 1200 in tempo di repubblica. All’eccidio di Milano, marcato di sopra del 1162, si trovò chiusa, siccome vacillante era stata per l’interdetto, che proveremo non essere stato eseguito, di Federico Barbarossa del 11551, in cui erano insorte le nostre prime contese con quell’imperatore. Risuscitò, per non venir più meno, col trattato di Reggio del 1185, stipulato dalla libera città di Milano con quel monarca che a noi rinunziò le regalìe tutte dell’Impero.

Al di là di quest’epoca, oscurissimi tempi accadendo, impossibili sarebbero le ricerche ad esplorare i gradi di attività, che la nostra zecca abbia potuto avere. Ben tenui, per molte ragioni, si possono credere; e per la barbarie che invaso aveva si noi che tutta Europa, e per la scarsità incomparabilmente grande, di più d’oggidì, dei metalli preziosi, e dell’argento principalmente; e per la rarità che si ha di quei nummi, e per l’uso, che si sa d’allora, di contrattare a marca d’argento, vale a dire, a metallo puro non coniato. Parecchi stampi ci mancano inoltre di quei secoli, e sono dei primi Arrighi, del secondo Lotario imperatore e del secondo e terzo Corrado per non dir forse del primo2; onde potrebbe dedursi che inoperosa essa sia stata in alcuni di quegli intervalli tanto da noi distanti.

A dare nonostante un’idea in complesso di quella

  1. Moneta imperiale e regia dell’evo repubblicano, pag. 6, ecc.
  2. Per le Monete milanesi di Lotario II e di Corrado il Salico, venute recentemente alla luce, vedasi: Gnecchi, Monete di Milano, (F. ed E. G.),