Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/361

Da Wikisource.
340 giovanni mulazzani

rolingi, d’Imperatori e re d’Italia, declinò a poco a poco la bontà della moneta, infino a che con la conquista alemannica del primo Ottone cadde sì basso da non essere più che di metà argento: e così si mantenne per tre secoli sino a Federico I ed a suo figlio Enrico VI. Ma rassodata la repubblica, fra gli slanci della libertà e gl’imperiosi bisogni del commercio, a cui si diedero le città italiane, nacque dappertutto il miglioramento della moneta; e noi possiamo mostrare, dalla metà del 1200, gli ambrosini di puro argento o quasi, che si ragguagliavano di fatti a marca, col qual nome tutti sanno che nel medio evo s’intendeva metallo puro. Nel lungo periodo visconteo e sforzesco, perturbazioni molte e gravi ebbero luogo per le violenze e gl’inganni, massime di quei nostri primi principi, di cui alcuni a metà rame e metà argento ridussero, nel principio del 1400, i loro nummi migliori. Finalmente nel 1474, il governo del secondo Duca Sforza, ricondusse bravamente la moneta ai sani prinoipii economici, che trionfato avevano nell’era repubblicana. Si distinsero i due re francesi nel mantenerla illesa, dopo di che l’ottimo argento non manca più. L’ispano gareggia coi precedenti i più raffinati, e l’austriaco del secolo passato e del corrente, non che l’italico, è ottimo, sapendosi a 0,900.

Monete erose con parola gallica chiamate in oggi comunemente di biglione composte più di rame che d’argento, sconosciute ai Romani della buona epoca, e per quanto pare, ai Greci, prevalsero nel medio evo. Inventori ne furono poi detti i fiorentini al tempo che mercanteggiavano in Francia, ed ebbero mano nelle zecche di quel regno; ma vi hanno documenti che fossero colà in voga fino dal tempo di Carlomagno. Quattrini, quarta parte del denaro, in corso presso