Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/393

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372 giuseppe ruggero

È del tutto nuova per la serie Genovese questa leggenda della Libertà confermata nel nome di Cristo. Abbiamo bensì le monete colla leggenda libertas popvli ianve, corrispondenti alla sollevazione contro i Francesi nel 1507; abbiamo quelle con libertas genvensivm, coniato nel breve periodo compreso tra la liberazione dal giogo di Francia per opera di Andrea Doria, e la istituzione dei Dogi biennali e Governatori nel 1528; ma non ci sarebbe bisogno di dimostrare che nulla può esservi di comune tra quelle e la presente moneta, non potendo passare inosservato anche agli inesperti di cose numismatiche la grande differenza che corre tra di loro. Basta il considerare che le lettere sono semigotiche nell’una e moderne nelle altre, e che il tipo degli ultimi ducati dei Dogi perpetui trovasi ridotto ad una semplicità estrema in fatto di ornamenti, mentre la moneta in discorso presenta quella eleganza di ornati ancora in uso nella seconda metà del XV secolo, sebbene meno ricca delle precedenti. Finalmente la leggenda stessa tanto dissimile da quelle usate nelle monete di Libertà del XVI secolo, ci avverte che si tratta di epoca diversa.

L’egregio possessore della moneta mi dichiarava di crederla coniata verso la metà del XV secolo, e preferibilmente in seguito alla cacciata di qualche signoria estera. Ho dovuto convenire pienamente nell’opinione dell’amico circa all’epoca cui spetta la moneta stessa, e prima ancora di ricercarne la conferma la considerava come verità incontestabile: anzi appena ebbi in mano quel ducato, mi parve che presentasse caratteri tali da suggerire non solo una data approssimativa, ma financo l’anno stesso di coniazione.

Potrebbesi obbiettare che i caratteri delle monete