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compendio storico di quindici zecche italiane 483

tata ch’ebbero la sede in Pavia, che una sola moneta di rame del re Baduila, che crederei appartener possa alla classe dei sesterzi antichi. Sono indotto in questa opinione dai molti danari e quinari d’argento stampati prima in Ravenna; dai quali resta chiarito, che il tipo romano era stato mantenuto da quei conquistatori, che la corona d’Italia tenevano, come in feudo dagli imperatori di Bisanzio (a nome dei quali il gran Teodorico assaltato aveva e vinto Odoacre), e le di cui immagini infatti li successori suoi vi posero sopra. Saggiamente pure i Longobardi, non per vincoli politici, a cui non furono astretti giammai, avendo avuto anzi tributari, invece di superiori, i Greci-Romani, ma per ragioni economiche, rispettarono la memoria di Roma; dimostrandolo i loro semissi e tremissi d’oro, simili in questo agli indipendenti re goti di Spagna e merovingi delle Gallie. Vedi Le Blanc ed il pregevole recente lavoro del Cav. di San Quintino. Ma già tutti sanno che il grande cangiamento non fu operato dai barbari che rovesciarono l’Impero Romano, sibbene da Carlomagno.




VII.


PIACENZA.


Abbenchè questa nobilissima città, antica colonia romana ed illustre Comune del medio evo, sia stata lungamente soggetta ai Visconti e dopo agli Sforza, e fosse decorata di propria zecca avanti la loro domi-