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compendio storico di quindici zecche italiane 485

dei due monarchi antecedenti; e sono grossi e danari dei secoli XII e XIII; avvertendo, a proposito dei grossi, che il Locati li dà coniati nel 1218 (pag. 119), cosicché Piacenza avrebbe per la prima città d’Italia il vanto di aver dato principio a sì famose monete dei bassi tempi. Manca la viscontea che dissi, ma del principio del 1400 due rarissime vi sono, che saranno illustrate a suo tempo, siccome immedesimate colle viscontee, a mio giudizio. Infine succedono quelle dei Papi Leone X, Adriano VI, Clemente VII, che tennero Piacenza e anche la vicina Parma, come presto vedremo, a chiudere la serie degli oggetti, che più particolarmente si confanno ai nostri studî.




Appunti annessi


alla Zecca di Piacenza.


Il famoso concordato tenutosi in Bergamo fra li deputati delle città di Pavia, Piacenza, Padova, Cremona, Brescia e Bergamo, stabilì per articolo I: quod moneta grossa fiat quae valeat quilibet denarius grossus IV imperiales; (Poggiali, vol. V, pag. 256. Piacenza 1758).

Menzione del 1328 vi è in Poggiali istesso (Vol. V, pag. 190), di alcune nuove monetine battute, cioè, mezzanos et grossos, valentes sex denarios.

Poggiali si era impegnato a trattare, ex professo, delle monete coniate nei secoli di mezzo in Piacenza o che vi ebbero corso (Vol. V, pag. 256), ma non tenne parola.