Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/593

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566 andrea markl

Claudio, Vaballato debba aver tentato di ribellarsi; e che quindi, anche, al tempo in cui Quintillo salì al trono, la Siria dovea trovarsi staccata dall’Impero; — lascio agli storici il compito di colmare, in modo forse migliore, e in base alle osservazioni cui danno adito le monete, la lacuna che certamente esiste nella storia.

Ora procederò, come dissi dapprincipio, a rettificare alcuni errori in cui è caduto il sig. Lépaulle nel dare l’elenco delle zecche di Claudio e delle loro sigle.

Anzitutto devo osservare, che può essere facilmente fonte di errori il sistema seguito dal sig. Lépaulle, di citare soltanto alcune fra le sigle che io ho assegnato a ciascuna zecca, e di trascurare le altre.

Incidentalmente bisogna notare che la segnatura delle monete nelle zecche non incomincia a vedersi usata in modo generale che nella seconda metà dell’anno 269, in cui tutte le monete sono fornite di sigle, mentre sino a quell’epoca ne andavano comunemente prive.

Ciò per notizia di coloro che non conoscono il mio articolo sulle Zecche imperiali di Claudio; motivo pel quale, a miglior intelligenza, non mi limiterò qui a soltanto enumerare tutte le sigle di ciascuna zecca, ma aggiungerò anche le caratteristiche principali delle monete in essa confate.


Zecca di Roma: 12 officine.

Sigle: α, β, γ, δ, Є, ϛ , ζ, η, n, x, xi, xii.
Caratteristica principale: La lettera M, p. es. nella parola IMP, è formata sempre da quattro tratti quasi paralleli (/\/\).

Zecca di Tarragona: 3 officine.

Sigle: P, S, T.

Caratteristica principale: Il tondino è di modulo minore ma di maggior spessore. La leggenda è sempre: IMP CLAVDIVS P F AVG, talvolta con interpunzione.