Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/311

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294 camillo brambilla

le altre concessioni fatte allora da Liutprando noto pel mio assunto quello della valle quæe vocatur magna appartenente a Sutri1, ma ancora e ripetutamente a titolo di liberalità e di volontaria donazione, siccome di territorio proprio, comunque occupato per ragione di guerra.

Ciò avveniva nell’anno 742, e nel successivo 743 Liutprando aveva nuovo convegno, ma in Pavia sua capitale, col pontefice Zaccaria fattosi questa volta intermediario di Eutichio esarca di Ravenna.

Eletto a reggere la nazione dei Longobardi Astolfo (anni 749-766), questi che si trovava allora padrone di Ravenna, e ne aveva anzi fatta la sua residenza, spingevasi vigorosamente nel ducato romano et suæ jurisdictioni civitatem romanam vel subjacentia ei castra indignanter asserebat2. Fu allora Sutri non solo nuovamente occupata ma anche miseramente devastata, quando nell’anno 746 il re Astolfo, fermo nel proposito di rendersi padrone di Roma e del suo ducato, anche dopo gli inutili uffici dell’imperatore Costantino V Copronimo, ed un primo assedio posto dai Franchi di Pipino a Pavia e tolto a condizioni per lui gravissime, volle rinnovare i suoi tentativi, dando così occasione ed una seconda discesa dei Franchi, ad un nuovo assedio di Pavia, ed a conclusioni assolutamente disastrose per sé e per la nazione sua.

L’importanza grandissima, che si diede alle disposizioni di Pipino, e dei Franchi da lui condotti nei rapporti col pontefice riguardo al dominio temporale di questo e della sede romana, fanno emergere gli avvenimenti momentaneamente chiusi colla seconda capitolazione di Astolfo a seguito dell’assedio di Pavia, fra i più segnalati dalla storia nel più ampio suo significato.

Poco tempo sopravisse Astolfo alla sua sconfitta, ed a lui con breve intervallo succedeva Desiderio (766-774), che per salire al trono, escludendone l’avversario suo Rachis, seppe chiedere ed avere l’appoggio del pontefice Stefano II.


  1. Anastasio Bibliotecario, Op. cit. Pag. 162.
  2. Idem, idem, pag. 166.