Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/420

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è davvero esistita la zecca di mesocco ? 403


De Vallitudine Monetarum.


Item statutum est quod omnis valuta denariorium videlicet tam auri quam monete anno in antea MVXXXI habeat cursum in toto eo modo et forma prout habet in liga Grixa; saluo si contingeret aliquem forensem esse creditorum alicuius persone dicte vallis quod dicto creditori fiat solutio ad valorem auri vel argenti prout expenduntur in jurisdictione dicti forentis.

Il Mazzuchelli1 cita alcuni capitoli e contratti di zecca intervenuti al 15 settembre 1537 tra il marchese Gian Francesco Trivulzio e il maestro di zecca Gian Battista d’Appiano2; capitoli riprodotti in extenso dai Gnecchi, unitamente a cinque tavole di disegni, eseguiti dal Trivulzio per la zecca3; non possiamo assicurare se veramente Gian Battista d’Appiano lavorò a Roveredo, né per quanto tempo.

Nella Mesolcina, le leggi vietavano sotto comminatoria di severissime pene il commercio dei metalli preziosi in verghe, grani, fili, bolzonaglie, a chi non fosse orefice o zecchiere. Un codice della Trivulziana4 ci mostra, al 19 ottobre 1637, il vicario di

  1. Mazzucchelli, Op. cit., pag. 353.
  2. Questo maestro di zecca lavorò anche nella zecca di Milano. In un istrumento del 29 gennaio 1506 del notajo Zunico ai contengono i patti per l’assunzione della zecca di Milano per parte di Gio. Torrettini da Lucca. Tra i soci figura un Battista d’Appiano, fil. quond.m Spect. domini Johannis abit. in S. Protaso ad monacos.
    Notizia cortesemente fornitaci dall’amico E. Motta che presto pubblicherà questo importante ed inedito documento.
  3. Gnecchi, Op. cit., pag. 49. Tav. N. 1, 2, 2 a, 2 b, 2 c.
  4. Archivio Trivulzio. Araldica Cart. 11. Cod. Cartaceo. Nello stesso Archivio, copia al Cod. 2253.