Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/566

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il mezzo zecchino di vasto 547


Se si confronta il mezzo zecchino colle rimanenti monete del Vasto, si rilevano subito tre differenze: — esso reca l’arme D’Avalos semplice1, mentre le altre hanno uno stemma assai complicato; — è dell’anno 1707, mentre le altre sono tutte del 1706; — ed è mancante del nome di Don Cesare.

La prima differenza si spiega agevolmente coll’angustia dello spazio. Ben più difficile è il rendersi ragione della singolare leggenda: VASTI • D • G • S • R • I • PR •, fuorché supponendo un equivoco da parte dell’incisore, costretto ad accorciare sul suo mezzo zecchino la lunghissima leggenda delle monete del 1706 che gli avranno servito da modello. E si noti infatti che questa prolissa leggenda, per la sua disposizione, aggravata dalla particolarità di presentare i nomi ed i titoli alternati con parole di carattere più piccolo, poteva realmente indurre in errore; tanto più se (come mi sembra) questa moneta del 1707 non fosse della stessa mano di quelle del 1706.

E la omissione del nome di Don Cesare spiegherebbe la straordinaria rarità del mezzo zecchino, il quale, probabilmente per quel motivo, dev’essere rimasto allo stadio di semplice progetto.

  1. «D’Avalo a Napoli alza lo Scudo di azzurro con un Maschio di Fortezza d’oro, e la bordura composta d'oro, e di rosso.» (Ginanni M. A., L’Arte del Blasone, Venezia, 1756; a pag. 216, con figura alla Tav. X, N. 223).