Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/141

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il tarì amalfitano 125


Per me ritengo, che in questo tarì segnato col nome di S. Andrea debba indubbiamente ravvisarsi uno dei celebri tarì amalfitani, e credo poter rinvenire nella storia dei tempi sufficienti ragioni a spiegare perchè, insieme al nome del santo di Amalfi, vi si legga Salerno.

Occorre innanzi tutto vedere se dall’impronta stessa riesca possibile determinare la data. Lo Spinelli che l’assegnò a Guaimario IV, tenendo conto dei diversi e successivi gradi di contraffazione, comparando gran copia di questi tarì coniati da cristiani dinasti, è riuscito a stabilire una cronologia che ha alquanta sembianza di vero. — Però non è possibile ritenere con certezza che le meno scorrette sieno le più antiche, giacché trattandosi d’imitazioni, la correttezza delle epigrafi non dipendeva che dalla diligenza e dalla valentia dello zecchiere: e l’una e l’altra potevano essere maggiori o minori, senza ragioni di tempo o di luogo. Oltre a ciò è da osservarsi che la cronologia supposta dallo Spinelli, pur verosimile, se tutti quei tarì potessero dirsi battuti nella zecca salernitana, non ha più fondamento di credibilità quando si ammette, come pensa l’Amari e a me sembra certo, che sieno usciti da zecche diverse.

Non si può quindi, con la sola scorta del tipo, assegnare a ciascun principe le proprie monete. — Solamente si può affermare questo, che, a misura che ci avviciniamo all’epoca normanna, assumendo queste imitazioni un valore proprio, s’aumenta sempre più l’incuria nelle mentite epigrafi. — Cosicché, paragonando la monetina scoperta a S. Angelo in Formis a quella segnata colle lettere R • D 1 che

  1. Spinelli, Monete cufiche. Tav. I, n. 6.