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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/377

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I “ CAVALLI „


DI


FERDINANDO I D' ARAGONA


RE DI NAPOLI




Dagli Svevi in poi era andata affatto in disuso, presso di noi, la moneta di schietto rame; e, pel piccolo commercio, coniavasi moneta erosa, di bassissima lega, detta denaro, che, secondo le successive occasioni, venne pure variamente denominata imperiale, regale, gherardino, picciolo e via dicendo.

Già sotto Federico II di Svevia, il denaro s’era ridotto cosi scarso d’argento che il Pontefice Gregorio IX, nella scomunica del 1239 poté dire, e giustamente, che Federico coniava moneta di puro rame, rivestita appena di sottilissima pellicola d’argento: dum aëra cudit diverso charactere argenti tenui superinducta cuticula[1]. Infatti da uno specchietto assai particolareggiato delle successive emissioni del denaro svevo, redatto nel XIII secolo, vediamo ridotto l’argento di questa monetazione, perfino alla derisoria proporzione di 1/16[2].


  1. Raynaldi, Annales ecclesiastici T. II, p. 213, anno 1239, § XII. Muratori, R. I. S., Vol 3, parte I, p. 584.
  2. Blancard, Monete dell’Imp. Federico II e di Carlo d’Angiò, «Revue Numismatique», 1864.