Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/383

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

i "cavalli" di ferdinando i d'aragona, re di napoli 331


Fu coniata questa nuova moneta per la prima volta ai 18 di aprile di detto anno 1472, siccome si rileva da lettera della R. Camera della Sommaria1; «havendo vostra maestà mandato se facesse moneta de pizoli in nostra ceccha in la forma data per vostra maestà fo comenzato ad farese a 18 de aprile. »

Ebbero le nuove monete gran voga durante il regno del primo Ferdinando; ma il rapido succedersi della signoria francese e del nuovo dominio aragonese, la facile concessione di zecca, durante l’invasione di Carlo VIII, ed in ispecial modo la riduzione considerevole del peso, ne cagionarono ben presto il discredito. Già Carlo VIII si avvide del danno che ne veniva al commercio e cercò di ripararvi. Ho trovato di lui, nelle copie de’ privilegi, conservate nell’archivio di Napoli, un interessantissimo documento, con cui, addì 6 maggio 14952, si toglie a Sulmona la concessione datale di coniar moneta, e ciò a cagione della diversità e della adulterazione avvenuta per le tante zecche e si ordina che si coni moneta solo nelle zecche di Napoli ed Aquila.

Il Summonte, nella sua storia di Napoli3, dice che Alfonso coniò un cavallo, coll’effigie sua e l’ epigrafe ÆQVITAS REGIS LÆTITIA POPVLI. Dice di aver pos-


    « dell’anno 1472 ho potuto raccogliere che ciascuna libbra di rame valeva presso a poco 7 1/2 a 8 grana e la manifattura per improntarla in 180 pezzi doveva essere di circa 4 1/2 a 5 grana, come dai calcoli fatti su un diploma di re Filippo secondo ho raccolto, sicché unite insieme le due partite del costo del metallo e della sua manifattura, si ha la somma di grana 18 circa che costava alla zecca ciascuna libbra di rame monetato e vi era quindi il meschino guadagno di grani 2 ».

  1. Curia 8, fol. 105, 14 maggio 1472.
  2. Privilegi, 2, fol. 178. Però i capitoli de’ privilegi concessi a Sulmona addì 18 maggio (D. Pietro, Memorie storiche della città di Sulmona) ne addimostrano che revocò il prudente divieto di zecca.
  3. Tomo III, libro VI, p. 494.