Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/530

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472 arturo g. sambon

lecta per lo reverendissimo cardinale ursino legato mandato per papa Pio secundo cum titulo coronatus qui legitime certavit1; ed in quell’anno medesimo Ferdinando ordinò che si coniasse nuova moneta che commemorasse la di lui incoronazione. Da una parte di questo carlino sono rappresentati il cardinale Orsino ed il vescovo di Barletta che incoronano il re ed attorno l’epigrafe CORONATVS • QVIA • LEGITIME • CERTAVIT. Al rovescio, croce potenziata di color nero in campo d’argento. Tale croce è l’arme della Calabria, siccome annotò già il Summonte; ma cadde in errore il Fusco nel voler trarne di conseguenza che queste monete fossero lavorate a Cosenza, metropoli di quella provincia. Un documento del 1472, che riporteremo più in là, smentisce assolutamente tale ipotesi, addimostrando che queste monete furono impresse nella zecca di Napoli.

Questo carlino, dal tipo e dall’epigrafe del dritto, prese il nome di coronato. Le epigrafi sono in caratteri di forma latina. Furono coniati questi due tipi sotto la direzione di Antonio e Giovanni de Miraballis, banchieri napoletani, di Benedetto de Cotrullo e di Nicolò Spinelli, e le loro iniziali o quelle de’ loro luogotenenti si trovano a controllo di ogni emissione sia sul diritto sia sul rovescio della moneta. I conii furono eseguiti da Francesco Liparolo.

Nel 1472 (19 Agosto) Ferdinando ordinò di abbandonare questo tipo e di coniare nuovi coronati aventi da una parte il suo busto e dall’altra la solita croce. Questa moneta doveva essere del consueto valore, della medesima lega delle antecedenti. Riporto qui il mandato regio per il conio di questo nuovo tipo.

  1. Notar Giacomo, Cronaca di Napoli. Anno 1459.