Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/23

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16 isidoro falchi

dell’asse romano, basterebbe paragonare gli escogitati bisogni dell’erario di Roma antica coi purtroppo stringenti bisogni dell’erario nostro italiano, e domandare: perchè il Governo che ora ci regge, non impone al suo pezzo da cinque centesimi il valore di un franco? Perchè sull’esempio dei Romani, sulle cui leggi è modellato il nostro ordinamento, il Governo Italiano non adotta il medesimo espediente di tesoreria per togliere, non solo un forte disavanzo, ma un fomite di discordie e di serie apprensioni?

La risposta è facile: perchè la moneta è il correspettivo di ogni opera e di ogni prodotto, onde niuno potrebbe sperare di avere un Cg. di pane che costasse 40 centesimi, con una moneta che avesse il valore di centesimi 2. Vorrei poi sapere come poteva il Governo Romano spezzare i suoi assi quando per miseria non ne possedeva più, e come poteva levarli dalla tasca degli usurai del peso e del valore di una libbra di bronzo, per restituirli di un peso e di un valore 24 volte minore. Come avrebbe potuto, ad esempio pagare ad altri Stati il frumento in gran quantità che occorse per riparare alla carestia, che appunto in quel tempo funestò Roma, servendosi della moneta decimata? Oggi si ricusa anche la moneta tosata! perchè i primi Romani dovevano riceverla 24 volte menomata del suo valore reale?

Queste considerazioni basterebbero per sè sole ad escludere nella riduzione dell’asse romano lo scopo del lucro; ma a darne maggiori assicurazioni aggiungerò fatti incontestabili.

L’operazione della riduzione in peso della pecunia Romana si effettuò sulla sola moneta di bronzo! e perchè non sull’argento che pure era allora in uso, con che meglio e più prontamente si sarebbero potute migliorare le sorti dell’erario?

Quando l’asse fu ridotto a un 24.mo del peso pri-