Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/491

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424 nicolò papadopoli

di Firenze citando fra gli altri un documento1, dal quale risulta che tali monete si ragguagliavano nel 1487 a 52 soldi della lira ravennate che fu sempre adoperata a Pesaro. E questa l’epoca a cui dobbiamo tenerci, perchè la moneta sopra descritta è di poco posteriore al 1472, anno in cui fu coniata la lira Tron e fissato il rapporto fra l’oro e l’argento, che rimase inalterato per lungo tempo. Il ducato valeva allora 6 lire e 4 soldi e cioè corrispondeva a grammi 40,42 di buon argento. Ora, dividendo tale cifra per 52, abbiamo il peso di grammi 0,77 e per dieci soldi grammi 7,70, peso di poco superiore a quello della moneta di Costanzo. L’argento apparisce della stessa lega di quello di Venezia, la piccola frazione di peso che manca, si spiega naturalmente colla tolleranza e col consumo, per cui sono convinto che il Signore di Pesaro abbia voluto rappresentare con questo pezzo la mezza lira, seguendo un esempio che in quel momento era dato nelle migliori officine d’Italia.

Vengono poscia, in ordine di data, alcuni piccioli anonimi del tempo in cui dominarono a Pesaro gli Sforza, i quali meritano pure un poco di attenzione.

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2. Mistura (peso grammi 0,40).

D/ — DOMINVS PIS. Nel campo, in un cerchio di perline, le lettere AVRI poste in croce.
R/ – Croce: DOMINVS • PISA •
  1. Olivieri degli Abati A., Della zecca di Pesaro e delle monete pesaresi dei secoli bassi. — G. A. Zanetti, Nuova raccolta delle monete e zecche d’Italia. Tomo I, pag. 200.