Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/233

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il museo bottacin 225

Le monete che rappresentano questa città nel nostro gabinetto sono: un obolo cauceo del Barbarossa; due di quei grossi ad effigie imperiale; il grosso di Franchino Rusca, il quale quantunque s’intitolasse Capitano e signore del Comune e del popolo di Como, improntando sovr’esso le sole iniziali del proprio nome e lasciando il posto d’onore pel nome intiero di Lodovico V che avealo creato suo vicario, palesava quanto fosse sempre da esso dipendente, ed un denaro di Azone Visconti.


Lodi.


Le sole monete che con certezza possono attribuirsi a questa città sono un grosso ed un denaro piccolo, sul lato principale dei quali, intorno al nome abbreviato del suo santo protettore Bassiano, si legge: imperator. f. Questa lettera deve tenersi allusiva all’imperatore Federico II da cui, secondo Tristano Calco, ebbe Lodi il diritto della moneta nell’anno 1239.

Il grosso fu pubblicato dal Giovanelli, poi nuovamente dall’Aldini, e questi, avvertita l’esistenza d’altra moneta di consimile tipo, ma di bassa lega, reputavala il denaro del soldo lodigiano. Alludeva egli certamente all’accennato piccolo, del quale porgo il disegno tratto dall’esemplare di questo Museo (Tav. V, n. 6), che serba anche il grosso, preziosi pezzi entrambi.


Bergamo.


Numerosa, sebbene monotona, è la serie delle monete uscite dalla zecca di Bergamo, perchè tutte offrono il nome e l’effigie dell’imperatore Federico II, e sul secondo lato un’edifizio. Ma fra tanta conformità di tipo quanta varietà nel peso, nel metallo, nella paleografia delle leggende, nei segni di zecca e nelle forme architettoniche dell’edifizio, che ora presenta l’aspetto di un tempio, or quello di un palazzo civico irto di merlature e più raramente di un castello di severa costruzione o di una semplice torre o porta turrita! Tale multiformità ci fa dubitare della opinione di quelli che