Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/234

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226 carlo kunz

vollero ravvisare sovra codeste monete la rappresentazione fedele di un determinato edifizio, e preferiamo invece trovarvi nulla più che un simbolo generico della città, abbandonato al capriccio degli artisti intagliatori. Tanta varietà di cose mostra inoltre quanto operosa fosse questa zecca, durante il secolo XIII, ed in parte del XIV, e persuade dell’opportunità di una storia diligente e documentata di essa, che tale invero non è una sedicente critica lucubrazione, nella quale le singolari cabalistiche scoperte della lega d’antimonio e della orientazione dei due lati delle monete vanno di pari passo colla povertà delle notizie e colla deficienza di senso pratico.

All’infuori delle monete impresse in omaggio di quell’imperatore non apparisce che Bergamo ne abbia battute altre. Il quattrino del tempo in cui ella ubbidiva alla repubblica di Venezia fu notoriamente lavorato nella zecca di questa città.

Nessuna rarità rinvenni nei grossi e nei denari mezzani, sì scodellati che piani, del museo padovano.


Monza.


Estore Visconti, bastardo del duca Barnabò, che tenne Monza pel corso di cinque anni, tentò rendersi signore di Milano alla morte del duca Giovanni Maria, ed associatosi per tale effetto Gian Carlo, discendente legittimo di Barnabò, potè riuscirvi, ma per brevissimo tempo, perchè dopo un solo mese ne fu scacciato dal nuovo duca Filippo Maria, che assediollo poi nel castello di Monza, dove rimase ucciso per un colpo di spingarda. Erami necessario premettere brevemente questi notissimi fatti per venire alle seguenti domande. È egli verosimile che tutte le monete che sopravanzano, battute da Estore Visconti e da Gian Carlo, siano state lavorate nella zecca di Milano durante quel brevissimo periodo di un mese, fra le angoscie di una contrastata occupazione, e nessuna sia stata battuta in Monza, dove per ben cinque anni Estore solo o congiuntamente al nipote potè esercitare tranquillo il potere coi diritti da esso dipendenti? Non so capacitarmi di ciò, per quanto da molti si neghi recisamente che Monza abbia avuto officina monetaria nel tempo di questi