Pagina:Rivista italiana di numismatica 1898.djvu/223

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la zecca di bologna 219
il campioniere,
il pagatore o cassiere,
oltre l’incisore dei conii, gli assaggiatori, i garzoni, ecc.

Al vecchio maestro di zecca o locatario successe il figlio Girolamo Pignoni che aveva già fatto pratica nell’officina col padre: con lui si batterono monete di rame da mezzi baiocchi e poco dopo dei Paoli pei quali si scelse, coll’approvazione del Legato, il conio antico portante l’immagine della Vergine e le tre armi, del Papa, del Legato e del popolo bolognese1. Gli esemplari che rimangono portano appunto l’indicazione 1781 e dei seguenti anni.

Nel 1782, per ricordare l’arrivo in Bologna del Papa, il Senato dava incarico agli Assunti di Zecca di far coniare una medaglia. Presentarono due progetti di ugual motivo, due artisti: il Tadolini e certo Vincenzo Caponeri. Dai diversi pareri di parecchi professori e archeologi che videro le due medaglie non ci è dato sapere quale delle due fosse la prescelta2.

A maestro di zecca fu riconfermato per tre anni Girolamo Pignoni con atto 15 marzo 1783. Ne ricordiamo i capitoli, che sono gli ultimi che trovammo di quel secolo e che rimasero in vigore fino al successivo governo:

  1. ° Per ogni battitura occorreva al zecchiere il consenso degli Assunti che l’otterrebbero dal Reggimento.
  2. ° Il zecchiere doveva abitare e coniar monete solamente nel Palazzo della zecca e precisamente al piano terreno.
  3. ° Doveva batter moneta solo di giorno, cioè dalla Messa di S. Pietro sino all’Ave Maria.
  4. ° Le battiture erano a sue spese, e rischio: il Comune


  1. Atti cit., 8 giugno 1781.
  2. Piani e discipline monetarie, 1782. Luglio e Atti di congregazione, 1782.

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