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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1898.djvu/319

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VARIETÀ


Nuove falsificazioni di monete italiane. — Roma, la Capitale del mondo, aspira ad ottenere il primato anche nella falsificazione delle monete. Ne ho testé veduto un saggio di nuovo genere, e mi affretto a metterne in guardia gli amatori, tanto più che queste falsificazioni sono eseguite in modo abilissimo ed hanno già fatto delle vittime.

Premetto che le monete di cui parlo sono tutte genuine: la falsificazione consiste in alcuni cambiamenti di leggenda, mercè i quali, delle monete comuni furono convertite in rarità di primo ordine o in monete sconosciute.

Due di queste sarebbero uno zecchino e un giulio di Pio II per Spoleto. Hanno nel dritto il solito stemma, la leggenda: PIVS · PAPA · SECVNDVS e nel rovescio i due Santi Pietro e Paolo stanti e la leggenda: S · PETRVS · S · PAVLVS · DVC · SPOL (o SPOL DVCAT). Queste due monete non sono altro che i due soliti zecchini e giulì di quel pontefice, coniati a Roma, e che portano quindi nel rovescio, dopo il nome dei Santi, la scritta ALMA · ROMA. Queste due parole furono abilmente raschiate; sul fondo un pò incavato fu posta una leggiera lastrina di metallo, sulla quale fu incisa con un punzone la nuova dicitura DVC SPOL o SPOL DVCAT, convertendo così due monete abbastanza comuni, in altre inedite e sconosciute.

Un’altra falsificazione di questo genere è un doppio zecchino di Clemente VII assai comune, il quale ha nel dritto lo stemma e la leggenda: CLEMENS · VII · PONT · MAX, e nel rovescio S. Pietro nella barca che ritira le reti e le parole: + SANC · o SANCTVS · PETRVS · ALMA ROMA. Anche qui furono tolte col medesimo sistema le parole ALMA ROMA per sostituirvi le altre: VB · PARMAE, creando così una moneta straordinaria per Parma.