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| la zecca di fano | 113 |
Vacante tra Gregorio XIII e Sisto V. Per questo io fui ridotto ad assegnare alla Sede Vacante tra Pio V e Gregorio XIII il quattrino comunemente attribuito a questa. D’altronde la durata triennale dell’appalto della zecca, il pagamento del canone effettuato dall’Albizi a tutto il 1584 e non oltre, e la concessione ex novo fatta poi da Sisto V ci persuadono che allora fosse chiusa.
Delle molteplici varietà di monete coniate in Fano durante il pontificato di Gregorio XIII è difficile determinare quali appartengano all’uno piuttosto che all’altro zecchiero. Però, siccome durante questo periodo avvenne il cambiamento sostanziale del passaggio del privilegio dal comune al governo centrale, così è ragionevole rinvenirne la traccia nei monumenti che ci rimangono della monetazione avvenuta.
Sebbene i caratteri speciali della moneta locale siano andati man mano scomparendo per dar luogo a impronte e tipi che pili assomigliassero al prototipo della moneta pontificia che era quella coniata in Roma, pure l’effigie di S. Paterniano la troviamo successivamente nelle monete di Paolo III, Pio IV e Pio V. È vero che in queste la figura tradizionale del vescovo mitrato è andata facendosi somigliante a S. Pietro e la mitra è passata dalla testa alle mani per imitare il libro che si pone appunto nelle mani del principe degli apostoli. Però in alcuni quattrini di Gregorio XIII ricompare la figura di S. Paterniano coi paludamenti episcopali e la mitra in capo (N.° 92-102 dell’Elenco). Nei giuh poi troviamo una rappresentazione tutt’affatto nuova e pagana, la fortuna o sulla ruota o sulla conchiglia, e sebbene la leggenda prvdentis socia dia una impronta ortodossa alla immagine gentilesca, ciò non tolse al Morbio[1] di