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| la zecca di fano | 115 |
che in queste ultime abbiamo ripetuta costantemente l’armetta del Comune che starebbe ad indicare il riconoscimento dell’antica giurisdizione del Comune stesso sulla zecca, ciò che lo Speranza non aveva bisogno di fare mentre teneva il suo ufficio unicamente dal Comune. Vi e del pari la sigla NS che non trovasi nelle monete da noi attribuite allo Speranza, mentre invece la troviamo nelle monete della zecca di Roma[1] e che può indicare sia l’incisore dei coni che poteva essere il medesimo trattandosi di servire lo stesso concessionario, sia gli stessi zecchieri, corrispondendo alle iniziali dei loro cognomi Neri, Spada.
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Appena salito al pontificato Sisto V, per gratificare in certa guisa Domenico Bellocchi fanese, suo cameriere segreto, dal di cui padre era stato amorevolmente accolto quando era ancora semplice frate in occasione che venne a predicare in Fano, gli concesse la zecca della Città di Fano con breve delli 7 maggio 1585[2].
- ↑ Cinagli, n.’ 79, 84, 88 e 89.
- ↑ Documento XXI. Sono curiosi i particolari che dà il Borgarucci circa ai Bellocchi e vai la pena di riferirli: " Trovandosi di stanza in Fano fra Felice da Montalto, tenne amicizia con Tommaso Bellocchi, che spesso lo regalava di buoni vini. Pervenuto al pontificato, dichiarò Coppiere Domenico figlio di Tommaso che dal Consiglio fu fatto Consigliere e Confaloniere. Cesare, altro figlio, fu Vescovo di Telese. Gio. Francesco hebbe una compagnia di soldati. Un altro fu cav. di Malta. Se Tommaso fu una volta trovato a pestar l’uva, quando era di magistrato, dal mazziere e donzelli che stracchi d’aspettare tirareno la corda ed entrarono in casa senza picchiare, fu necessità del mosto che pativa e negligenza del contadino che non comparve all’ora ordinatagli: alla provvidenza del vecchio convenne supplire.... „· Pare che il vino fosse una delle più grandi preoccupazioni del nostro Tommaso e pare anche che ne facesse del buono tanto da incontrare il pieno gradimento del sobrio ed austero Sisto V!