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| 116 | g. castellani |
Parve che il concessionario e per esso il di lui padre Tommaso Bellocchi non volesse riconoscere la giurisdizione del Comune sulla zecca e si rifiutasse quindi di prestarsi alla richiesta del Gonfaloniere che pretendeva i soliti 50 scudi annui di canone per ogni martello e la tazza di argento basandosi sulle parole del breve cum.... oneribus solitis.... Alli 16 di maggio il Consiglio trattò la cosa: il Bellocchi disse che avrebbe pagato una conveniente pigione della casa ove aveva esercitato la zecca l’Albizi che lo aveva preceduto e quanto al resto avrebbe fatto e pagato ciò che avevano fatto e pagato gli altri. Il Consiglio stabilì di rimettere la decisione al Magistrato o Priori insieme a sette o otto eletti e agli ufficiali del Comune[1]. Questi stabilirono alli 24 maggio 1586 che a titolo di pigione e corrisposta il Bellocchi avesse a pagare scudi centotrenta all’anno[2] come effettivamente pagò negli anni 1587 e 1588[3].
Però sebbene dai libri della Depositaria non appariscano i pagamenti fatti negli anni 1585 e 1586, pure da una nota fatta dal cancelliere nel Libro delle Riformanze si apprende che il Bellocchi cominciò a coniare il 21 giugno 1585 nella casa di Silvestro Manzani in «trevi S. Antonii»[4] e nel 1586, dopo combinata la corrisposta col Comune, trasportò l’officina dove l’aveva prima l’Albizi cioè sotto le loggie del Palazzo del Podestà[5]. Questo viene confermato
- ↑ Documento XXII.
- ↑ Documento XXIII.
- ↑ Documento XXIV.
- ↑ V. Documento XXII.
- ↑ Arch. Com. di Fano. Sommario degli Atti Consigliari, c. 141. Il Palazzo del Podestà è quello occupato dal Teatro della Fortuna di cui rimane nell’antica forma soltanto la fronte sulla Piazza Vittorio Emanuele. Prima del 1569 la zecca ebbe stanza in una Casa di proprietà dell’Ospedaletto o Casa di Dio e precisamente in quella che nell’anno