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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu/122

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118 g. castellani

attendibile, sarebbe addirittura decisiva, quella cioè che le baiocchelle, su cui trovasi più frequentemente la cifra suddetta, si cominciarono a coniare soltanto nel 1589 ossia nell’anno quarto del pontificato di Sisto V. Però noi avemmo occasione di sentire ricordati e sbanditi i baiocchi che poi vennero per dispregio chiamati baiocchelle, fin dal 1542. Che che ne sia di questo secondo argomento, il primo mi pare sufficiente ad escludere che le iniziali Al possano interpretarsi per Tanno primo del Pontificato, senza contare che da tale spiegazione deriverebbe che la maggior parte delle monete di Sisto V battute a Fano sarebbero state prodotte nel primo anno, mentre la zecca fu attiva egualmente anche nei successivi. Dunque possiamo con tutta certezza eliminare tale interpretazione, ma pur troppo non abbiamo argomenti di sorta per proporne un’altra ragionevole e accettabile. Le altre sigle abbiamo visto come rispondevano alle iniziali degli zecchieri; queste invece non rispondono ai nomi di alcuno degli zecchieri conosciuti e quindi si potrebbe ritenere che fossero invece le iniziali del nome dell’incisore dei coni. Ma non mi fu dato di rinvenirlo.


Domenico Bellocchi cadde in disgrazia del Pontefice. Da molto tempo egli per ampliare la propria casa voleva acquistarne un’altra adiacente appartenente allo Spedale della Casa di Dio, ma, per l’opposizione del Consiglio, non ostante avesse ricorso al Pontefice, non gli era riuscito di poterla avere. Allora si rivolse a un suo concittadino Mons. Coro Guaiteruzzi segretario de’ Brevi e, come avesse già ottenuto la grazia chiesta, gli disse di preparare il Breve