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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu/129

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la zecca di fano 125

Non è poi ragionevole il supporre che nei pochi giorni del pontificato di Urbano VII, dal 15 al 27 settembre 1590, si facesse in tempo a impiantare di nuovo l’officina che sarebbe stata chiusa da circa un anno, quindi le monete coniate in questo periodo debbono necessariamente rappresentare ed essere la continuazione di emissioni già iniziate.

Anzi, se è lecito in mancanza di notizie positive il fare ipotesi, ne azzarderei una che, sebbene sia in contraddizione con quanto saviamente riflettè lo Scilla circa le monete di Sede Vacante, non parmi affatto destituita di fondamento. Lo Scilla osservò che le molte monete di Sede Vacante dell’anno 1590 non potevano attribuirsi alla vacanza interceduta tra Sisto V e Urbano VII, che durò soli diciotto giorni, sibbene all’altra durata oltre due mesi, tra Urbano VII e Gregorio XIV. Il Cinagli[1] ripetè associandovisi l’opinione dello Scilla, ma egli non conobbe la moneta di Sede Vacante uscita dalla zecca di Fano e descritta al N.° 189 dell’Elenco, il rovescio della quale è identico a quello dei quattrini di Sisto V descritti ai N.° 154 e 155. Questa somighanza non è casuale perchè è noto che nelle tumultuarie variazioni di coni occorrenti negl’improvvisi cambiamenti di governo o di governante si adottavano o in tutto o in parte i coni preesistenti. Si potrà osservare che anche il rovescio della Concezione che si trova nelle monete di Sede Vacante (N.’ 179-188 dell’Elenco) c’era in quelle di Sisto V, ma è vero altresì che questo verrà ripetuto nelle successive emissioni di Urbano VII e di Gregorio XIV, mentre l’altro resta proprio unicamente del tempo di Sisto V e di questa moneta di Sede Vacante di cui si conoscono soltanto tre esemplari.


  1. Cinagli, pag. 177.