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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu/131

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la zecca di fano 127

vescio dei testoni di Gregorio XIV è affatto nuova, ne io seppi trovarne ragione alcuna negli eventi locali mentre questa dovrà certamente cercarsi in una divozione particolare a questo santo o del pontefice, o dei cardinali preposti alle zecche, o dello zecchiero.

Ma chi fu lo zecchiero in questo periodo? A me manca assolutamente il modo di identificarlo. Vero è che nelle monete di Sede Vacante descritte ai N.’ 176 e 177 dell’Elenco e in quelle di Gregorio XIV N.’ 190 e 192 vi sono le sigle bg che, sebbene dal Cinagli vengano qualificate per le iniziali dell’incisore[1], pure noi potremmo per gli esempi precedenti ritenere corrispondenti al nome dello zecchiero. Se avessimo qualche argomento per supporre che fossero conduttori della zecca i Tomassini anche in questo periodo, le lettere bg corrisponderebbero alle iniziali dei loro nomi di battesimo Baptista Galeottus. Ma giova, meglio che il perdersi in supposizioni, confessare candidamente che non abbiamo elementi per stabilire anche soltanto una ipotesi approssimativa in proposito.

Sotto Innocenzo IX, che successe a Gregorio XIV, la nostra zecca non ci offre prodotto alcuno che attesti della sua vitalità, ciò che avviene anche per le altre zecche, tanto che il Cinagli non riporta che una sola moneta d’oro di questo Pontefice. Questo fatto dimostra l’attendibilità o meglio la certezza di quanto ebbi a dire più sopra e cioè che la zecca fosse chiusa durante il pontificato di Gregorio XIV e probabilmente all’epoca di uno dei due bandi emanati per rialzare il valore della moneta di argento rispetto a quella di mistura il 17 maggio e il 5 agosto 1591.


  1. Ivi, pag. 180.