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porre argine, almeno in parte, al male, poi che l’oro e l’argènto tolti ai comuni, ai privati e perfino alle chiese, non bastavano a soddisfare il forte tributo imposto dal vincitore, pensò il Governo Papale di aumentare la coniazione della moneta di rame. Il Moroni[1] ci fa sapere che si ricorse perfino a fondere campane e cannoni per procurarsi metallo a tal uopo. Così sorse la maggior parte delle zecche che operarono nello stato papale in quei tempi fortunosissimi e tra esse questa di Fano.
Il chirografo pontificio di concessione a Gerolamo Morici anconitano fu segnato li 8 luglio 1797 e nello stesso giorno fu stipulato, per gli atti Salvatori segretario della Reverenda Camera, l’istromento con cui il Tesoriere Generale Mons.r Della Porta concede al Morici la facoltà di poter intraprendere e continuare fino a nuovo ordine nella città di Fano una nuova zecca o battitura di monete di rame nel modo e forma espresse nel chirografo e a tenore del rescritto Santissimo 2 dicembre 1795[2].
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Nello istromento viene conceduto al Morici e suoi famigliari e ai quattro Cavalieri che verranno destinati a soprastanti della zecca il porto delle armi e l’esenzione dai pubbHci uffici, non che il privilegio di non essere convenuti per qualsivogha causa civile o criminale avanti ad altro giudice all’infuori del Tesoriere Generale.
Non conosco il Rescritto Pontificio del 2 dicembre 1795 che doveva certamente riguardare la isti-