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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu/72

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68 g. castellani

possa essere stato battuto da lui. Però anche il Rusticucci ottenne l’esercizio della zecca cogli stessi capitoli e condizioni del Nucci come ci apprendono i libri della Depositeria e quindi l’esclusione dovrebbe valere anche per lui. Siccome la moneta esiste e quindi uno dei due deve averla coniata, io sono d’avviso che la si debba attribuire al Rusticucci. Infatti il rovescio del giulio è tale da farlo credere posteriore alla famosa vittoria riportata dalle armi cristiane sui Turchi a Lepanto li 7 ottobre 1571. L’invocazione In te Domine speravi che è il principio del trentesimo salmo di Davide, esprime la riconoscenza del Pontefice che, nella lotta impari da lui intrapresa, confidò in Dio che gli concesse la vittoria tanto desiderata. Lo Scilla[1] ritiene che tale giulio possa credersi battuto sia dopo la battaglia di Lepanto sia dopo le vittorie del Re di Francia sugli Ugonotti: io però mi attengo decisamente alla prima interpretazione, perchè la battaglia di Lepanto dovette avere un’eco fortissima a Fano dove, alle ragioni generali di emozione e di esultanza se ne aggiungevano delle speciali importantissime. Uno degli organizzatori dell’alleanza fortunata delle armi cristiane fu il Cardinale Fanese Girolamo Rusticucci, fratello o congiunto del nostro zecchiero. Da Fano erano partiti sessanta combattenti sulle galere pontificie a tutte spese del pubbHco[2]; di Fano erano i due capitani Girolamo Mariotti e Ottavio Speranza che presero parte alla gloriosa battaglia agli ordini del Colonna[3]: di Fano infine era pure il Capitano Marcello Negosanti Conte della Cerbara comandante le artiglierie del

  1. Scilla, Breve notizia delle monete Pontificie, pag. 244.
  2. Amiani, P. II, pag. 211.
  3. Marcantonio Colonna alla Battaglia di Lepanto per il P. Alberto Guglielmotti. Firenze, Le Monnier, 1862, pag. 150.