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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu/84

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80 carlo kunz


Nella introduzione di questi appunti fu già accennato come apposito stipo sia destinato a contenerlo. Sebbene capacissimo, è pressochè insufficiente all’uopo, tanta è la copia di cose che rinchiude. Il catalogo generale darà a suo tempo ragione di tutto, ma acciò fino da ora sia constatata la ricchezza di quella serie, avvertirò come il numero dei pezzi che la compongono si accosti ai tremila, fra cui ve ne sono duecento in oro. Alcune specie vi sono egregiamente rappresentate; così quelle degli zecchini, dei quali non mancano che tre soli, dei denari, dei tornesi, degli scudi d’oro, dei leoni pel Levante, dei talleri, intieri e spezzati, che nella varietà dei nomi e degli anni toccano la cinquantina, delle oselle, delle bolle, ecc. Merita d’essere segnalata all’ammirazione la bolla d’oro del doge Michele Steno, singolarissimo cimelio, forse piuttosto unico che raro. Ben consta che di tali ne fossero talvolta applicate a documenti di speciale importanza, e Buchon ne riportò una del doge Pietro Gradenigo, ma ignoro se, e dove ancora si conservi, nè altre in fuori di questa dello Steno mi fu dato vedere. La estrema rarità di siffatte reliquie, di qualunque paese, deriva al certo, oltrechè dall’originario loro piccolo numero, dalla materia preziosa, stimolo alla umana cupidigia. Perciò nelle più considerevoli raccolte di bolle, che sono quelle dei conventi del

    raccolte Pasqualigo e Molin, ma rimasta poi pressochè stazionaria. Seguono, quella del Museo Bottacin; quella del regio gabinetto dì Torino, la quale, avuto principio dalla raccolta di monsignor Gian Agostino Gradenigo, è in continuo progredimento mercè le solerti cure dell’ill. comm. Promis; quella del Museo Britannico che salì a grado primario dopo l’acquisto della grandiosa raccolta composta da Enrico Koch in Trieste; la imperiale del Gabinetto di Vienna. Sebbene pregevolissime ed in possesso di taluni cimeli unici, sono d’ordine meno distinto quelle dei regi Gabinetti di Parma e di Milano, e taccio di quelle d^altri pubblici Gabinetti per essermi poco note. Fra le raccolte sono di primo rango, per numero e rarità di pezzi, quelle del nobile sig. conte Nicolò Papadopoli di Venezia e dell’ill. dott. Costantino Cumano di Trieste. Nulla posso dire della serie posseduta dal sig. conte I. M. A. Attems di Vienna, che intesi esser doviziosa, perchè il possessore me ne rifiutò con mal garbo la vista. Nè mi fu accordato tale favore dai signori conti Morosini, possessori essi pure di una distinta raccolta qui in Venezia.