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falmente nella gran cittadinanza preconizzata dal Giusti, non solo le scimmie, ma i bruchi ed i rospi, mi pareva una vera ingiustizia che non si fosse da nessuno pensato anche al maiale. Ed ero lì lì per renderli, come dite voi altri editori, di pubblica ragione; ma poi, malgrado le istanze di parecchi amici, mutai pensiero, e li rimandai nella cassetta della mia scrivania a dormirne dell’altro; parte, per quella ritrosia che ho — e tu lo sai! — di affrontare il pubblico; e parte perchè temevo di essere trascorso un po’ troppo con l’ironia; nè avrei voluto, in nessun modo, offendere nessuna convinzione, purchè onesta, nessun sentimento, purchè sincero.
«Dio sa con che dolore, pensavo tra me, codesti sacerdoti, e vittime insieme, del Sapere si son dovuti strappare dal cuore ogni fede più dolce, ogni più cara speranza della vita! Dio sa con che lagrime codesti poeti si son visti fuggire dinanzi, e per sempre, i più giocondi fantasmi dell’Arte!» E mi tornava alla mente il dolore immortale, e sacro per tutti, del povero Leopardi.
Ma ora questi scrupoli mi son passati: ora che il Carducci — che vuol dire tutta una scuola —