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Pagina:Rizzi - Un grido, Milano, Brigola, 1878.pdf/29

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seccato, si vede, di quell’eterno cibreo del cuore umano e

               «di quella sua secrezion mucosa
                              Che si chiama l’affetto,»

trovò per il maiale parole di sì indulgente benevolenza e scintillanti di tanta gaiezza, che non posso tenermi dal riportarle.

               «Io, se potessi vincer la molestia
                    Del grasso e dello schifo,

               Vorrei pigliare il cuor di quella bestia
                    Che ha lungo e nero il grifo

               E si distende seria nel pantano
                    Con estetica molta,
               
               Come fosse un poeta italiano
                    Dentro una strofe sciolta;

               Sul lauro che più lieti i rami spanda
                    Al dolce italo sole
               
               Affigger lo vorrei fra una ghirlanda
                    Di rose e di viole,

               Con la penna d’acciaio d’un cantore
                    Dalla fronte ideale.
               
               Venite, o buona gente: al cuore al cuore
                    Che almeno è di maiale.»[1]

  1. Intermezzo di Giosuè Carducci nella Rassegna Settimanale di Firenze, N. 5.