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I tempi dunque sono maturi, nè c’è una ragione al mondo per contender più oltre la libertà a quel mio prigioniero; ed è appunto per ciò che io vengo a chiedere per lui l’ospitalità del tuo giornale. E bada, che io so perfettamente quel che mi faccio, e che non m’illudo punto punto. Io so, per esempio, che il nero campione del Carducci, nato e cresciuto ai dolci soli dell’Ellade, e nudrito dalle Muse istesse a foglie di rosa e a bacche di alloro, susciterà, al solo mostrarsi, una tempesta di applausi; mentre il mio, povero novellino, che non conobbe mai nè i giardini nè le stalle di Circe, e che, figurati! ha ancora negli occhi le lagrime dell’uomo, se il pubblico non me lo ammazza di colpo, certo lo caccia, e a fischi, fuor dell’arena. Ebbene, caro il mio Treves; ci vuole pazienza. A volte anche il farsi fischiare è, per un galantuomo, un dovere; e il farsi ammazzare per una buona causa è, grazie a Dio, un diritto di tutti; dei deboli come dei forti, dei piccoli come dei grandi. E poi... chi sa mai? Ci potrebbe essere ancora al mondo qualche ingenuo che spingesse l’idealismo al punto da preferire il cuore del-