Vai al contenuto

Pagina:Roma Antica 4.djvu/139

Da Wikisource.

15

L. AVRELIVS. L. F. OVF
TYRANNVS INTERAMN
NAHAR TI. IVLIVS. TI. F. STEL
VERECVNDIANVS. BONONIA
Q TAMVDIVS. SEX. F. ARRIVS
BEATE FAC. CVR


Panvinio stesso riferisce il frammento di un’altra iscrizione appartenente ad un Quatuorviro del tempo di Trajano Angusto dalla quale apparisce, che il Quaturrviro era stato Pretore e Tribuno della Plebe, perciò il Quatuorvirato si sosteneva ancora con tutto il suo lustro. Da un passo di Capitolino però nella vita di Marco Aurelio[1] può dedursi, che a’ tempi di quello Augusto la cura delle vie interne ancora era stata assunta dagli Imperadori, e che i Quatuorviri erano stati, o aboliti, o ridotti ad essere semplici magistrati Inferiori. Ecco le parole di quell’autore: VIAS etiam URBIS atque itinerum diligentissime curavit.

Ma circa le vie esterne non è così chiaro come le interne a chi ne fosse data la cura. La legge riportata da Cicerone[2] ordinava, che i Censori difendessero le vie, Urbis terapia, vias, aquas, aerarium, vectigalia tuento; ma da ciò non può dedursi, che a loro appartenesse il costruire le vie. Tuttava dal fatto apparisce, che ne’ tempi più antichi a loro apparteneva non solo il costruire le vie, ma ancora gli acquedotti ed i ponti. Appio Claudio, che abbiamo veduto essere stato il primo a costruire una via era Censore: Et censura clara eo anno Appii Claudii, et. C. Plautii fuit: memoriae tamen felicioris ad posteros nomen Appii, quod viam munivit, e aquam in urbem duxit[3]. Così G. Flaminio Censore, che tre anni dopo sendo Console perì al Trasimeno, fece la via Flaminia. C. Flaminius Censor viam Flaminiam munivit, siccome dice l’epitomatore di Livio, Lucio Floro[4]. Così i Censori Q. Fulvio Flacco, ed Aulo Postumio Albino lastricarono di selce in Roma, e fuori di Roma fecero mar-


  1. Cap. XI
  2. De Legibus lib. III. C. III.
  3. Livio lib. IX. c. XX.
  4. Lib. XX.