Pagina:Roma Antica 4.djvu/14

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2 DISCORSO

essere il più considerabile per due ragioni principalmente; l’una perch’egli è volontario, ed in conseguenza manifesto argomento della benevolenza di chi n’è l’Autore; l’altra perch’egli è durabile sino a quanto dureranno le sontuose fabbriche fatte da Sua Santità, nè solamente è conferito a coloro i quali hanno iu sorte di veder i primi risorger Roma alle sue primiere grandezze, e vincer per così dire se stessa antica; ma si comunica eziandio a nostri posteri, i quali se non avranno goduto della previdenza, della demenza, e della giustizia di Alessandro VII., goderanno con dolce invidia de’ lor passati della magnificenza, e della liberalità di lui, ammirandone gli effetti dovunque a vagheggiar le sue bellezze si volgano.

A questo stesso benefizio d’abbellire con nuovi adornamenti le città niun altro con più ragione si può paragonare, e forse anteporre, che quello dì ristorare e mantenere in piedi li memorabili avanzi degl’antichi Edifizj . Imperocché essendo quelli per lo più testimonj pubblici nelle città, o della pietà, e della beneficenza de’ principi, o del valore de’ cittadini, egli importa soprammodo al bene della Re pubblica, che essi a più potere si conservino per dare esempio, e stimolo insieme agli uni ed agl’altri d’operar somigliantemente. Quindi è che in gran

    Falconerii (viri generis splendore, dignitate, et elegantia ingenii præstantissimi, et mihi cum superesset conjunctissimi, ut nulla unquam dies apud me sit obliteratura ejus memorium, et desiderium) duas pereruditas dissertationes de Pyramide Caji Cestii, et Latere ex ædificii veteris ruderibus eruto.
    In riguardo agli accennati discorsi il Sig. Apostolo Zeno ancora nelle sue giudiziose, e pregiatissime Note alla Biblioteca del Fontanini Tom. 2 pag. 282, nel riferire la seconda edizione Romana del Nardini fatta dall’Andreoli, onorar volle la memoria dol nostro Autore, dicendo: “Ottavio Falconieri, che in questa edizione ha il suo merito, fu Prelato de’ più dotti del suo tempo, e massimamente nelle cognizioni delle Antichità erudito.”
    Valse molto certamente, e fece gran progressi in questo studio; ma non furono intorno a questo solamente ristrette le di lui cognizioni, che anzi giudicarle dobbiamo stese ad altri ameni studj, come ce lo persuadono oltre il gran