Pagina:Roma Antica 4.djvu/40

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28 DISCORSO

[ 6 Theb.] Tibia, cui teneros suetum deducere manes.


E più chiaramente dalla sposizione che fa di esso, Lattanzio, o come altri vogliono Lutazio Placidio antico Espositore del medesimo Poeta. Jubet religio, ut majoribus mortuis tuba, minoribus tibia caneretur. Alla quale usanza ebbe ancora riguardo [Lib. 5 Eleg. 7.] Properzio in questo luogo.

Ah mea tum quales caneret libi Cynthia cantus
Tibia, funesta tristior illa tuba.


Né fa forza appresso di me, che questa Pittura serva d’ornamento ad un sepolcro, ed in conseguenza appartenga a materia lugubre; poiché gli antichi erano soliti di adornare i loro sepolcri con abbellimenti, i quali non avevan che far punto co’ Funerali, figurando in essi e giuochi, e sagrifizj e battaglie, e Baccanali, ed altre cose varie, come si vede nell’Urne di marmo, che son pervenute a’ nostri tempi, di molte, e molte delle quali Giorgio Fabrizio nella [cap. 21] sua Roma fa una lunga descrizione. E piuttosto si potrebbe domandare a chi tien l’opinione contraria, che cosa abbiano da fare le Vittorie nel sepolcro di uno, il quale per quanto si può sapere dalle Storie Romane, non ebbe mai alcun carico militare, né vanto di Capitano illustre: che se ciò fosse stato, non avrebbero tralasciato di farne menzione gli Autori di esse, da’ quali neppure è nominato questo Cajo Cestio, siccome io ora son per dire nelle Annotazioni, che per compimento del presente Discorso ho qui aggiunte sopra l’Iscrizione, la quale ho già detto leggersi nelle due basi; che sostenevano anticamente la Statua del medesimo, ed è la seguente.

M. VALERIVS. MESSALLA. CORVINVS.
P. RVTILIVS. LVPVS. L. IVNIVS. SILANVS.
L. PONTIVS. MELA. D. MARIVS.
NIGER. HEREDES. C. CESTI. ET.
L. CESTIVS. QVAE. EX. PARTE. AD.
EVM. FRATRIS. HEREDITAS
M. AGRIPPAE. MVNERE. PER
VENIT. EX EA. PECVNIA. QVAM.
PRO. SVIS. PARTIBVS. RECEPER.