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Ma in Bruno il subbietto non è affogato come in Spinoza nella sostanza universale: Spinoza paragona la condizione dell’Io nel tutto ad una bottiglia natante nell’oceano. Nell’opinione di Bruno la sostanza universale o l’Uno, comprende, come notammo, il massimo e il minimo. Questo minimo (che non è se non il microcosmo o la monade di Leibnitz) costituisce l’io intelligente che sale a perfezionarsi nella crescente cognizione dell’Assoluto. O altrimenti: nella infinita trasformazione della sostanza divina, l’intelletto universale indirizzando la natura a produrre le sue specie, l’intelletto dell’uomo tende alla produzione di specie razionali salendo nella scala degli esseri dagli inferiori ai superiori per vivere una vita più beata e più divina. Il Panteismo di Bruno all’opposito del Panteismo obbiettivo di Anassimene, di Diogene, d’Apollonia, ecc. rende infinito il finito: invece di impietrare il subbietto nel tutto, lo vivifica e lo fa attivo.

Procede Hobbes: - Non si ha che un essere indeterminato o subbietto generale, e i fenomeni di cotesto essere o modificazioni del subbietto.

Procede Mallebranche: - Noi pensiamo in Dio, e l’estensione intelligibile è in Dio in cui sono tutte le idee, il quale identifica in sè il corpo e lo spirito.

Procede Schelling: - Nell’Assoluto ebbi l’identità assoluta del subbietto e dell’obbietto della ragione divina e dell’umana.

Procede Fichte: - Tutto ciò che esiste ha sua sede nell’io e nelle sue modificazioni. - Fichte invertì il Panteismo di Bruno. Bruno divinizza l’universo. Fichte l’individuo.

Procede Hegel: - L’ontologia e la logica sono uno e ne emerge l’identità dell’idea e della realtà; il principio assoluto consiste nel pensiero puro, nell’assoluto