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fraintesi e calunniati come paralogismi, hanno riacquistato finalmente il loro significato e rientrano ora fra i documenti più importanti per la storia delle matematiche (e ciò per merito del Tannery, la cui geniale ricostruzione fu nuovamente propugnata e in alcuni punti perfezionata dall’Enriques).
Gli argomenti di Zenone appariscono come riduzioni all’assurdo dell’ipotesi pitagorica e costituiscono un formidabile dilemma, che stringe l’avversario senza possibilità di scampo.
Le premesse dell’argomentazione zenonica bisogna ricercarle nella teoria parmenidea, in proposizioni come queste: ciò che veramente esiste deve essere anche pensabile senza contraddizione, e ciò che si pensa deve pur corrispondere a qualcosa che esiste. Il non-ente, il vuoto, il nulla non può esistere.
Fr. 5 (Diels, pag. 152): chè la stessa cosa è pensare ed essere.
Fr. 6 (pag. 153): il niente non è possibile.
Fr. 8 (pag. 156): E esso [l’esistente, lo spazio] neppure è diviso, perchè è tutto omogeneo; nè vi è qualche cosa più forte che possa impedire la sua connessione, nè qualche cosa più debole; è tutto riempito di cose esistenti. Perciò è tutto continuo: chè un ente è strettamente vicino a un altro ente.