Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/61

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di smarrirli, se mantener potrò sempre un cuor leale verso il mio sovrano, non temiate ch’io sia tardo ad abbracciare i vostri consigli.

Macbeth. Buon riposo per ora.

Banquo. Abbiatene lieto ricambio.

(escono Banquo e Fleance)


Macbeth (al suo domestico). Avverti la tua signora, che apprestata che m’abbia la bevanda della sera, voglia farmene istrutta con uno squillo di campana: vanne poscia in letto (il domestico esce colla torcia). È egli un pugnale quel che mi veggo dinanzi, coll’elsa rivolta verso la mia mano....? Ch’io t’afferri, se il sei; vieni.. Ma tu mi sfuggi; e nondimeno sempre innanzi mi ti mostri. Fatale immagine, perchè non sei tu sensibile al tatto, come alla vista? o saresti invece solo una larva della mente, un’immagine falsa creata dalla inorridita fantasia....? Ah! ma io ti veggo, e sotto forma sì nera, quanto quella che riveste questo ferro che mi sta al fianco. Tu mi precedi nella via ch’era mia mente intraprendere, ed arma mi appresti simile a quella di cui intendeva valermi. — I miei soli occhi son delusi da un errore che gli altri miei sensi non dividono; e se veggono il vero, rispondono per sè soli ad ogni altro senso... Sì, presente, presente ognor tu mi sei, e sull’aguzza tua lama io discerno una riga di sangue... Ma nulla realmente esiste... ed è solo il delitto, ch’io medito, che mi atterrisce e m’inganna....! Ora per la metà del mondo la natura par morta, e sogni funesti turbano il riposo degli uomini. Ora innanzi alla pallida Ecate celebransi i misteri delle Streghe; e l’ora è questa, in cui l’assassino livido si sveglia ai ruggiti del lupo, sua scolta, e tacito come spettro s’avvia fra le tenebre a consumare il delitto. — O terra, solida ed immota, sii sorda a’ passi miei; non lasciar orme sulla via che imprendo; non gemere dalle tue più riposte viscere, per disvelare al mondo il delitto, a compiere il quale mi porgi sì propizio istante....! Ma, mentre io minaccio, egli vive..., e fra inutili parole spendo l’ora consacrata all’azione (s’ode lo squillo della campana). (Macbeth rabbrividendo) Si corra; è deciso: questo suono m’invita. Oh Duncano! non udirlo questo squillo ferale, che funebre t’appella nel regno degli estinti

(esce)


SCENA II.

Lady Macbeth.


Il liquore che gli ha inebbriati non fe’ che accrescere la mia audacia, e ciò che coloro agghiadò m’empì di fiamme. — Ascol-