Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/415

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28 amleto


Pol. Eccovi il mio scopo, e parmi che da savio io intenda ad esso. Imputando a mio figlio i lievi falli, che si possono reputar nèi d’una bell’opera, vi cattiverete lo spirito di quello di cui volete scrutar i sentimenti. S’egli ha trovato i vizi da me detti nel giovine di cui parlate, siate certo che finirà per dirvi: «mio caro signore, o mio amico, mio gentiluomo», secondo il titolo della vostra persona...

Rey. Ebbene?

Pol. E allora, signore, fa... Che voleva io dire? Per la messa, stavo per dir qualcosa... Dove ho lasciato?

Rey. Finirà per dire...

Pol. Ah! sì, sì, finirà per dirvi questo: «Conosco quel giovine, lo vidi ieri, o un altro giorno, col tale o il tale; e, come voi dite, là giuoco, qui fece crapula: ebbe una contesa; conversò con femmine di mal affare; e altre simili cose». Voi ben vedete ora che la vostra menzogna è un’esca per deludere, e pescare la verità; ed è così che noi, che abbiamo esperienza e senso, sappiamo con arte venirne ai nostri fini. Seguirete dunque queste istruzioni per ciò che riguardi mio figlio; m’intendete bene, non è vero?

Rey. A meraviglia.

Pol. Il Cielo vi conduca! andate in pace.

Rey. Mio nobile signore...

Pol. Osservate da voi stesso le sue inclinazioni.

Rey. Così farò.

Pol. E lasciate che suoni la musica che vuole.

Rey. Bene sta, signore.     (esce; entra Ofelia)

Pol. Addio! — Ebbene Ofelia? Che hai?

Of. Oh! mio signore, mio signore, rimasi atterrita.

Pol. Di che, in nome del Cielo?

Of'. Mentre ricamavo nel mio studiolo sopravvenne il principe Amleto, colle vesti in disordine, la chioma scapigliata, le gambe a metà ignude, pallido come la morte, colle ginocchia tremanti e urtantisi l’uno contro l’altro, l’occhio fosco e feroce, quale potrebbe averlo un’ombra fuggita dall’abisso per venire ad annunziare ai mortali calamità orrende.

Pol. Impazzato pel tuo amore?

Of. Non so; ma lo temo.

Pol. Che ti disse?

Of. Mi prese la mano che strinse con violenza; poi allontanandosi di tutta la lunghezza del suo braccio, e ponendosi l’altra sulla fronte, fissò i suoi occhi sul mio volto, come se avesse vo-