Pagina:Saggio di canti popolari veronesi.djvu/30

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manda da bere? E passato l’anno, nel giorno stesso in cui diede compimento al misfatto, ridottisi nuovamente a spillare del vino la iniqua donna e l’amante, come essa gli porge da bere, l’altro crede veder bollire per entro la tazza non so che di sanguigno, di che il turbamento onde son colti ambedue, e lo spaventoso presagio della misera fine che li aspetta.» Nigra crede che tale versione sia il risultato di due tradizioni distinte, confuse in una dalla fantasia popolare, quella cioè della Rosmunda di Pavia che ucciso Alboino fugge col drudo uccisore: e l’ altra della Rosmunda di Ravenna che, rôsa da superbia insaziabile, pella speranza di almeno diventare signora dei Ravennati, tenta avvelenare il nuovo marito da cui essendo scoperta è costretta vuotare la tazza fatale e perire con lui. Non avendo potuto sinora ottenere la lezione cui allude Carrer mi sembra probabile molto il suposto delle due tradizioni confuse, è però da avvertire che secondo il Nigra parrebbe la morte di Alboino avvennisse in Pavia, mentre accadde in Verona sua capitale provvisoria, ove egli risiedeva di spesso, ed ove erasi recato appunto a celebrare la espugnazione della prima durata tre anni, e che fu l’ultimo dei suoi trionfi. Con tale rettifica sarebbe forse giustificata la supposizione di Cantù sulla origine veneta della canzone, e l’accenno di Carrer alle rive sulle quali si crede successo il reo fatto, che a lui pajono mancanti di appoggio. —

Quanto al metro il Cav. Nigra e persuaso che l’originate fosse il quinario, e di tre quinari si componesse la strofa : per lo che questo metro breve in forma ternaria essendo proprio delli antichi Celti trarrebbe forte argomento in appoggio della longevità della canzone.

La lezione che io publico mi fu recitata semplicemente, nè ò mai potuto udirla cantare; ma Nigra dice che la melodia che vi si applica nel Canavese è semplice, grave, e veramente straziante; e Carrer parlando della sua nota che «il metro di questa canzone e la musica sono improntati della più cupa tristezza; il metro con certa rotta misura di versi imitando lo strazio di un’anima che trangoscia sotto il rimorso; e la musica con monotone ed allungate cadenze accompangnando assai bene la battuta del remo che guida la