Pagina:Saggio di racconti.djvu/105

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cecchin salviati 97

tutto tutto alla tua sorella? Ah! fratel mio, tu hai qualche gran dispiacere da un pezzo in quà, e non mi dici nulla!...» Francesco alzato languidamente il capo a guardarla, rispose: «Ah, se tu ci potessi rimediare!...» — «Ma sentiamo, replicò stringendolo al seno, sentiamo; e quand’anco non ci potessi rimediare, conti per nulla il bene che ti voglio? Se gli sapessi anch’io i tuoi dispiaceri, ti potrei almeno aiutare a sopportarli con più coraggio.» La voce della sorella gli toccava il cuore, e sospirando esclamò: «Anna mia, si tratta di una disobbedienza a mio padre!» — «Oh! riprese ella levandogli il braccio di sopra il collo, tu disobbedire al babbo? Non è possibile.» Allora Francesco impallidì, e trovatosi in quel modo quasi respinto da lei, ebbe bisogno d’andare a buttarsi a sedere sopra una sedia, esclamando: «Non c’è rimedio!» L’Anna gli tornò subito accanto: «Ma dimmi, ripigliava pietosamente, dimmi il perchè tu hai disobbedito, e in che cosa. Io non posso credere che tu lo abbia fatto per cattivo cuore o per ingratitudine;... E se ora ne sei pentito, perchè disperarti?» Francesco un poco rianimato rispose: «Tu sai che il babbo mi destinò al mestiere di tessitore; che ha sempre detto che io debbo aiutarlo, succedere a lui nella direzione del traffico, e fare insomma tutto quello che gli sarà impedito dalla vecchiaia. Tu vedi quali speranze ha fondato sopra di me!... Ebbene! io non posso obbedirlo; è un pezzo che fo forza a me stesso, e non mi riesce; sento che proprio non ho