Pagina:Saggio di rime.djvu/22

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* xxi *

QUale appunto conchiglia in su gli albori
     Del sereno mattin le ruggiadose
     Stille raccoglie, e i congelati umori
     4Cangia in candide perle preziose;
Perchè nel dì, scopo de’ dolci amori,
     Fansi d’averne alto piacer le Spose,
     Ornandosi di lor fra ameni odori
     8Di gelsomini, e di vermiglie rose;
Tale è colui che i santi detti ascolta:
     Il divino parlar volgendo in mente,
     11I costumi suoi rei cambia, o riforma;
E l’alma allora che ne’ vizj avvolta
     Fu lungo tempo, alla virtù possente
     14In sè si muta, e nuova prende forma.



MEntre l’iniquo fraudolente Erode
     Il promesso ritorno in vano attende
     De’ Magi Re, dal Re del Ciel la frode,
     4Cui si detesta, di schernir si prende.
Di ritornare alle natìe lor prode
     Per altra via con sogno che discende
     Dal sen di lui loro additar ne gode;
     8E gia la Stella in ciel più non risplende.
Perchè il crudele, e di furor baccante
     Qual ferito leon strage destina
     11A tenerelli infanti a sè soggetti.
Nè lo ritien strida di madre amante,
     Ch’ei vuol l’eccidio, e lor total ruina;
     14Ma salvo è quei cagion de’ suoi sospetti.


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Giun -