Pagina:Saggio di rime.djvu/34

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* xxxiii *

Ma tu, forte Eroina,
     Gli hai debellati, e vinti,
     E con piacer lor vedi
     64In fra tuoi lacci avvinti.
Così Giuditta un giorno
     Fe’ d’Oloferne scempio,
     E che possa mai donna
     68Tardo s’avvide l’empio.
Bella vittoria invero
     Appo gli Ebrei fu quella;
     Ma tu più assai pugnasti
     72Di lei, gentil Donzella.
Quei fu un nemico solo,
     Se ben di squadre cinto,
     Quì tre sono i nemici,
     76E tutti e tre n’hai vinto.
Di scimitarra a un colpo
     Quegli cader potea,
     O ancora per altr’arme
     80Versar l’anima rea;
Ma non così già questi,
     Che non temon di morte
     L’ira, nè di ferite
     84Che son d’umana sorte.
Zelo solo, e virtute
     Loro orgoglio raffrena,
     Che se pur non gli ancide,
     88Gli sforza, e gl’incatena.
Arme così possenti
     Tu maneggiar ben sai,
     E teco al gran cimento
     92Il tuo Signor avrai.



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