Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/26

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24 capitolo xvi.


— Del fumo!.... esclamarono i suoi compagni al colmo della sorpresa.

— Da dove viene questo fumo? si chiese l’ingegnere.

— Che ci sia qualcuno che sta cucinando un pudding? disse Burthon ridendo.

— Andiamo avanti, disse sir John. Sapremo ben presto da dove viene questo fumo...

— Di carbon fossile, aggiunse Morgan.

Si cacciarono sotto la galleria avanzando con passo rapido. Tutti erano curiosi di sapere da dove proveniva quel fumo che, cosa strana davvero, tramandava un odore di carbon fossile.

La galleria ben presto si allargò e si elevò assai. Sir John alzò tre o quattro volte la lampada per vedere se il fumo continuava a radere le vôlte e con sua maggior sorpresa vide che era diventato assai più abbondante e più nero.

Avevano percorso cento altri passi quando sir John improvvisamente si arrestò guardando attentamente il terreno.

— Cosa avete visto? chiesero Burthon e O’Connor ad una voce.

— Guardate qui.

Sul nero terreno si vedevano delle efflorescenze biancastre bellissime e quasi tutte circolari. Erano fiori di zolfo, di allume e di sale ammoniaco.

— Cosa vuol dir ciò? chiese Burthon che diventava molto inquieto.

— Abbiamo la chiave del mistero, disse l’ingegnere. Sì, non m’inganno, questo fumo e questo calore provengono da una miniera di carbone che abbrucia.

— Una miniera di carbone che abbrucia!... esclamarono Burthon, Morgan e O’Connor.

— Sì, amici, e non m’inganno io. Camminiamo.