Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/37

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le acque bollenti 35


— Tentiamolo, macchinista. Cercate dei sassi.

Morgan, il meticcio e l'irlandese, in pochi minuti accumularono attorno la vasca parecchi massi. L'ingegnere li prese uno ad uno e li gettò destramente nel canale d'eruzione.

— Mangia caro e digerisci bene, disse Burthon.

— Se li digerisce non erutta più, disse sir John. Eccolo che comincia a irritarsi. Certamente ha la gola troppo stretta.

Dal canale d'eruzione uscivano dei vapori assai più densi, preceduti da sordi boati che facevano tremare tutta la vasca. Quel pasto non accomodava troppo al geyser, il quale senza dubbio era assai delicato, come aveva detto quel burlone di Burthon.

Ad un tratto s'udì una specie di detonazione sorda, paragonabile allo scoppio di una mina, e una colonna d'acqua irruppe violentemente dal canale inalzandosi per ben trenta metri. Le acque improvvisamente accresciute, varcarono l'orlo della vasca e si sparsero all'intorno correndo giù per i pendii.

Burthon, Morgan, O'Connor e l'ingegnere si ritirarono precipitosamente dopo aver ricevuto alcune goccie di quell'acqua che era proprio bollente.

— Bello! esclamò il meticcio.

— Magnifico! esclamò O'Connor.

Il getto d'acqua per alcuni minuti continuò a salire fino quasi a toccare la vôlta della galleria, vomitando insieme i pezzi di granito lanciati dall'ingegnere, poi cominciò ad abbassarsi e finalmente cessò del tutto. Le acque del bacino subito ripresero il primiero livello e tornarono limpide e tranquille.

— Sir John, cosa indica questo geyser? chiese Burthon.