Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/41

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le acque bollenti 39


della galleria gli spaventavano. E c’era infatti di che spaventarsi.

— Tentiamo la sorte, disse Morgan.

— Tentiamola, dissero Burthon e O'Connor dopo alcuni istanti di esitazione.

— Avanti e a tutto vapore, comandò sir John audacemente. Tu Morgan mettiti alla macchina; tu O'Connor alla barra del timone; io e Burthon ci metteremo a prua.

— Dio ci protegga, disse O'Connor.

Un istante dopo l'Huascar scendeva a tutto vapore il fiume, passava sotto l'apertura e si slanciava sulle acque bollenti.

Quale spettacolo s'offerse allora, alla rossastra luce delle lampade, agli occhi di quegli audaci uomini!

A prua, a poppa, a bordo e a tribordo, le acque, nere come se fossero d'inchiostro, bollivano e ribollivano come se sotto di esse ardesse un fuoco immenso. Turbini di vapore caldo, soffocante, che offuscavano la luce delle lampade, s'alzavano verso la vôlta bagnando le vesti degli avventurieri e ricadendo poscia in larghe goccie d’acqua ancora calda. E sotto e sopra quelle acque bollenti e quei vapori s’udivano misteriosi boati che facevano tremare le rupi e che facevano gelare il sangue.

I quattro esploratori guardavano con viva ansietà quello strano spettacolo. Burthon, O'Connor e Morgan erano pallidi e muti per il terrore. Sir John solo conservava il suo solito coraggio, però una grossa ruga solcava la sua ampia fronte. Forse lo scienziato, in quei boati e in quelle acque bollenti prevedeva un qualche terribile pericolo e forse non s’ingannava.

II battello, lanciato a tutto vapore, fendeva le