Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/42

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40 capitolo xvii.


acque con un fremito sonoro mescolando il suo nero fumo a quello biancastro dei vapori. Guai se con quello slancio avesse urtato contro una roccia; si sarebbe senza dubbio sfracellato e nessuno di quelli che lo montavano sarebbe uscito vivo da quella fumante caverna.

A poco a poco il calore divenne intollerabile. Scottava la chiglia del battello, scottavano i suoi fianchi, scottavano i suoi attrezzi e la provvista d'acqua minacciava di bollire entro i barilotti. I quattro esploratori resistevano con disperata energia, ma non ne potevano più. Si sentivano cucinare vivi.

Ad un tratto l'ingegnere si curvò sulle acque ed ascoltò con profonda attenzione.

— Ferma, Morgan! gridò.

Il macchinista chiuse immediatamente la valvola. Il battello, spinto dallo slancio, percorse un trecento metri poi si arrestò.

Sir John per la seconda volta si curvò sulle fumanti acque e tese nuovamente l'orecchio rattenendo il respiro.