Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/55

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una eruzione di lave 53


A mezza discesa l’ingegnere e il macchinista, non vedendo le lave ancora apparire, rallentarono un po’ il passo e si liberarono degli apparecchi Rouquayrol.

— Ebbene, Morgan? chiese sir John.

— Merita di scendere nelle viscere della terra per vedere simili spettacoli, signore, disse il macchinista. Bello, superbo, grandioso!... Dovessi vivere mille anni, non lo scorderò mai, mai!

— Sono spettacoli, Morgan, che si vedono molto di rado. Se il nostro meraviglioso viaggio sotto le due Americhe offre dei grandi pericoli, offre pure delle viste stupende.

— Ma quale vulcano credete che sia?

— Il Colima1, suppongo.

— Credete che la lava scenda in questa caverna?

— Sì, e fra poco tempo.

— Ditemi, signore, i vulcani contengono solamente della lava?

— Qualche volta contengono invece delle acque bollenti, e tali eruzioni non sono meno disastrose delle altre. Se ben ricordo, nel 1727 l’Oraefe, vulcano islandese, vomitava tale quantità d’acqua calda da fondere una intera montagna di ghiaccio, la Flaga; nel 1775 una eruzione simile avvenne sull’Etna, vulcano siciliano, e le nevi furono sciolte da un istante all’altro causando una grande inondazione. Anche i vulcani delle Cordigliere, specialmente il gigantesco Cotopaxi, vomitarono spesso acque bollenti in straordinaria quantità, fondendo e nevi e ghiacci.

— Signore, avete notato voi il poco calore che

  1. L’ingegnere Webher non s’ingannava. Precisamente in quei giorni il Colima eruttava con rabbia estrema, precedendo uno spaventevole terremoto.